NESSO G

The album NESSO G is finally out on PUNTO ROJO RECORDS
(a sub-label of El Gallo Rojo Records)


PAST SHOWS
March 15 2010 - Il Torrione Jazz Club - Ferrara
August 5 2010 - La Corte Dei Leoni - Padova



Michele Polga - tenor sax
Francesco Bigoni - tenor sax


NESSO G is one of the best albums of 2010 according to ALLABOUTJAZZ ITALY.









Punto Rojo 2010



NESSO G at Radio 3 BATTITI on February 23 & 25!
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REVIEWS

ALLABOUTJAZZ ITALIA (Maggio 2010)
Nata da un costola del collettivo El Gallo Rojo, l'etichetta Punto Rojo ha già pubblicato alcuni titoli interessanti e quest'ultimo lavoro conferma, se non supera, i livelli qualitativi espressi. Nesso G è un quartetto con alcuni nomi di punta del nuovo jazz italiano: i sassofonisti tenore Francesco Bigoni e Michele Polga, il contrabbassista Danilo Gallo e il batterista Tommaso Cappellato. Il nome del gruppo che ha una struttura cooperativa, non ha un significato preciso ed ognuno può interpretarlo come vuole. Bastano pochi istanti d'ascolto per trovarsi sintonizzati sulla lunghezza d'onda della new thing storica: non ci sono riferimenti espliciti ma appaiono varie assonanze col quintetto di John Coltrane e Pharoah Sanders (i climi solenni, ritualistici), col quartetto di Ornette Coleman e Don Cherry (il trattamento dissonante delle melodie) oppure con la forza poetica di Albert Ayler. Non aggiungiamo altro per non rischiare di sminuire, etichettandolo, un lavoro di sentita e personale reinterpretazione dell'essenza (e non tanto della forma) di quella stagione artistica. Una stagione di vibrante intensità, che ritroviamo nella musica di questo disco tanto magnetico quanto sostenuto da una chiara progettualità: ogni tema ha la sua identità e gli interventi dei singoli non sono mai casuali o debordanti (in qualche caso come nella versione di "To Be" di John Coltrane, non ci sono assoli). Grande attenzione è data riservata al sound complessivo, al feeling d'insieme. Qualche tema si presenta in modo austero e solenne con i due tenori che espongono la melodia all'unisono con armonizzazioni dissonanti per poi sviluppare singoli interventi in relazione agli arpeggi o ai contrappunti dell'altro. La tensione narrativa è marcata e non sempre prevedibile: ci sono molti spazi di libertà per l'interattivo e poliritmico drumming di Cappellato che può contare sulla solida scansione di Danilo Gallo, cuore pulsante e regista di molte cose che accadono. Bigoni e Polga collaborano in modo esemplare con un dialogo ricco di relazioni e rimandi. In definitiva un disco ricco di suggestioni che mantiene sempre alta la tensione e conferma il valore di quanto accade dalla parti del Gallo Rojo. (Angelo Leonardi)
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JAZZIT (Maggio/Giugno 2010)
Al primo impatto il progetto Nesso G sembra costruito secondo i dettami di un collettivo avant-garde o free, basato su pochi concetti compositivi e con ampia liberta' all'improvvisazione d'insieme. La musica e' pero' molto piu' complessa, con temi piu' melodici (Mysteries of Life, l'originale arrangiamento di On Green Dolphin Street), momenti di ispirazione quasi 'popolare' (la seconda parte di Lullaby of Rattlesnakes) e le interessanti sonorita' piu' evocative di The Knight e To Be. Danilo Gallo sembra tenere le fila dell'ensemble, con pedali, parti in swing e riff d'effetto, rendendo libero il lavoro di Cappellato che ben sfrutta tutti i suoni dello strumento. I due sax si lanciano spesso in soli all'unisono, a volte armonizzati in contrappunto, in altri casi quasi esponendo delle fughe improvvisate, oppure con uno dei due strumentisti che realizza arpeggi come tappeto armonico per l'altro, caratterizzando l'insieme per creativita' ed originalita'. (Eugenio Mirti) 
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BLOWUP MAGAZINE (Maggio 2010)
Quartetto con 2 sassofoni tenore (Francesco Bigoni e Michele Polga), un contrabbassista richiestissimo come Danilo Gallo e un giovane batterista di cui sentiremo parlare, il padovano Tommaso Cappellato. Ci sono profumi di annia Sessanta, quasi doncherryani, c'e' una densita' spontanea che sposta le coordinate verso il downtown, c'e' molto da scoprire. (Enrico Bettinello)
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JAZZITALIA (Aprile 2010)
E' piuttosto sorprendente nel 2010 ascoltare una musica con le radici ben piantate nelle "new thing" degli anni sessanta e scoprire che gli interpreti sono quattro giovani artisti italiani: i sassofonisti Michele Polga e Francesco Bigoni, il bassista Danilo Gallo e il batterista Tommaso Cappellato. Il disco possiede molti meriti e parecchie indiscutibili qualità. Innanzitutto dimostra quanto la scuola serva e quanto, allo stesso modo, le buone collaborazioni e l'applicazione alla lunga paghino. I due sassofonisti, ad esempio, vantano la partecipazione a corsi di perfezionamento o la frequentazione di musicisti come Stefano Battaglia, Franco D'Andrea, David Liebman…Non sono da meno Tommaso Cappellato che, per un lungo periodo, ha studiato negli Stati Uniti e Danilo Gallo, una delle anime del collettivo "El gallo Rojo", colonna del "Tinissima quartet", ma pure inserito in innumerevoli progetti fuori o dentro l'etichetta che distribuisce anche il presente cd. Conoscere la materia, la storia del jazz, è fondamentale, ma l'ispirazione che sorge dall'analisi di uno stile ben definito, in questo caso il free nella accezione più "nera" del termine, non produce un qualcosa di accademico o di imitativo. Siamo lontani dalla riproposizione letterale, in sintesi e, infatti, dei sei brani che compongono la scaletta solo due non sono opera del quartetto e contengono, in generale, elementi originali. Nelle varie tracce i due sassofonisti espongono, quasi sempre, il tema all'unisono e poi si liberano in assoli, a volte contrapposti e a volte simultanei. Vogliono creare un suono, un'atmosfera, un discorso. Non gli interessa primeggiare uno sull'altro in senso "antagonistico". Il timbro dei due tenori ricorda maestri come John Coltrane o Archie Shepp, ma si apparenta anche ai nuovi campioni del "mainstream free" del "giro" di William Parker, come Daniel Carter, Rob Brown o il più recentemente esploso Greg Ward. Tommaso Cappellato, a sua volta, privilegia un accompagnamento essenziale con un lavoro insistito su cassa e tamburi e un uso parsimonioso dei piatti, per scomporre e ricomporre ritmicamente i diversi brani, rammentando il modus operandi di Ed Blackwell. Danilo Gallo, da parte sua, assesta colpi secchi con il contrabbasso, contribuendo a formare una base ritmica scarna, ma intensa, sulla linea di un Henry Grimes per intenderci. Le perle del disco sono "To be", di Coltrane e lo standard "On Green Dolphin Street". Il pezzo tratto da "Expression" riceve un trattamento tanto solenne quanto aperto e gronda di spiritualità come l'originale nella sostanza, ma contiene la ricerca di un'attualizzazione nella forma. La rilettura dello standard è così personalizzata da omologarlo al resto delle composizioni di cui è costituito il disco. Insomma: "Nesso G" è un ottimo biglietto da visita per un gruppo che si è unito da poco tempo e conferma che l'etichetta "El Gallo Rojo", qui nelle vesti del nuovo "Punto Rojo", è una garanzia per una musica mai scontata o routiniera. (Gianni B. Montano)
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